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Leucemia: la selezione dei donatori potrebbe migliorare gli esiti dei trapianti di midollo osseo


Uno studio dei ricercatori del Memorial Sloan-Kettering ( New York, Stati Uniti ) ha fornito elementi per migliorare le strategie per trovare donatori compatibili per i pazienti affetti da leucemia che necessitano di un trapianto di midollo osseo.

Lo studio, pubblicato su The New England Journal of Medicine ( NEJM ), ha mostrato che alcuni pazienti, affetti da leucemia mieloide acuta, presentano una minore probabilità di andare incontro a recidiva dopo il trapianto se il donatore porta alcuni tratti genetici.

Il trapianto allogenico di midollo osseo è un trattamento complesso per alcuni tumori e malattie del sangue, compresa la leucemia mieloide acuta.
La procedura prevede l'eliminazione del midollo osseo malato di un paziente mediante chemioterapia o radioterapia e il ripristino con cellule staminali emopoietiche sane da un donatore o da sangue del cordone ombelicale.
Il successo del trapianto allogenico del midollo osseo dipende in parte dalla individuazione di un donatore che abbia caratteristiche genetiche in comune con il paziente.
La corrispondenza tra pazienti e potenziali donatori viene individuata grazie all’esame della sequenza di DNA di un gruppo di geni chiamato HLA, che varia tra gli individui.
Se i geni HLA del donatore sono molto simili a quelli del paziente, questo si traduce in una riduzione del rischio di complicanze post-trattamento come la malattia GvHD ( graft-versus-host-disease ), in cui le cellule trapiantate riconoscono come estranee le cellule e i tessuti del paziente e innescano una reazione di distruzione.

Il nuovo studio ha mostrato che un gene noto come KIR possa influenzare l’efficacia a lungo termine dei trapianti nei pazienti con leucemia mieloide acuta.

I ricercatori hanno scoperto che specifiche combinazioni di geni KIR del donatore e geni HLA del paziente sono legati a esiti migliori del trapianto, con una più lunga sopravvivenza libera da malattia.

Questa conoscenza può consentire di perfezionare la selezione dei donatori per alcuni pazienti, per i quali è disponibile più di un donatore HLA-abbinato.

Cellule Natural Killer

I benefici di alcune combinazioni di HLA e KIR del donatore nel trapianto trovano spiegazione nella funzione di cellule del sistema immunitario denominate natural killer ( NK ), che hanno la capacità di riconoscere e uccidere le cellule tumorali.

Quando un paziente riceve un trapianto di midollo osseo da un donatore, le cellule staminali del donatore danno origine alle cellule NK e ad altre cellule immunitarie.
In alcuni pazienti, queste cellule NK aiutano a prevenire la recidiva di leucemia eliminando le cellule tumorali di nuova formazione.

I geni KIR producono proteine inibitrici chiamate recettori della famiglia KIR ( killer Ig-like receptors ) che si trovano sulla superficie delle cellule NK. Come con i geni HLA, i geni KIR variano tra le persone.
Alcuni individui portano un gene chiamato KIR2DS1, che produce un recettore che ha dimostrato di attivare la funzione antitumorale delle cellule NK in determinate condizioni.

I ricercatori hanno ipotizzato che i trapianti da donatori che possiedono questo gene favorevole potrebbero fornire una migliore protezione in termini di recidive poichè le cellule NK nel trapianto hanno una migliore capacità di reagire contro le cellule leucemiche e di ucciderle.

Importanza dell’appaiamento

Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno condotto uno studio retrospettivo di 1.277 casi in cui i pazienti con leucemia mieloide acuta avevano ricevuto un trapianto di midollo osseo da un donatore HLA-appaiato.

I ricercatori hanno utilizzato campioni provenienti da banche del sangue per effettuare il test del DNA dei geni KIR di ciascun donatore. Si è scoperto che tra i pazienti che avevano ricevuto trapianti da donatori portatori di KIR2DS1, la malattia si ripresentava meno spesso dopo il trattamento, rispetto ai pazienti in cui il donatore non era portatore di questo gene.

L'effetto benefico di KIR2DS1 è stato osservato solo nei pazienti che portavano specifiche varianti del gene HLA-C.
Oltre l'85% dei pazienti nello studio aveva tali varianti genetiche, mentre circa un terzo dei donatori portava KIR2DS1. ( Xagena2012 )

Fonte: Memorial Sloan-Kettering, 2012


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