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Miopatie distali, miopatie che coinvolgono principalmente i muscoli delle estremità


Le miopatie distali sono un gruppo di malattie muscolari genetiche caratterizzate, a differenza della maggioranza delle malattie muscolari, da debolezza principalmente a carico dei muscoli delle estremità, con difficoltà ad esempio a sollevare i piedi o a estendere le dita delle mani.

Si tratta di malattie rare ma verosimilmente sottodiagnosticate, visto che tradizionalmente si riteneva che le malattie primitivamente muscolari causassero deficit di forza a carico dei muscoli dei cingoli e del tronco, cioè dei grandi gruppi muscolari prossimali, mentre solo le malattie del nervo periferico, come la malattia di Charcot-Marie-Tooth, potessero presentare disturbi ( debolezza e ipotrofia ) limitati o prevalenti nei muscoli delle estremità distali degli arti.

Inoltre, se prima si pensava che le miopatie distali fossero presenti solo in particolari popolazioni come quella giapponese o scandinava, oggi, grazie alla maggiore consapevolezza diagnostica e alla possibilità di eseguire test genetici ad ampio spettro, la maggior parte di queste forme è stata documentata in diverse aree del mondo.
Ad oggi se ne conoscono più di 20 forme geneticamente identificate e altre sono caratterizzate dal punto di vista clinico e istopatologico ma non ancora genetico.

Distrofie dei cingoli

Tra le miopatie distali sono classicamente inserite anche forme di distrofie muscolari dei cingoli, che in alcuni casi possono presentarsi con prevalente coinvolgimento distale, come la LGMD2B ( distrofia dei cingoli 2B ), dovuta a mutazioni del gene della disferlina, e la LGMD2L, dovuta a mutazioni del gene dell’anoctamina-5, mentre vengono escluse forme di malattie muscolari come la distrofia facio-scapolo-omerale o la distrofia miotonica di Steinert, che pure possono presentare fin dall’esordio un coinvolgimento dei muscoli delle estremità.

Classificazione per trasmissione

Le miopatie distali possono presentare una modalità di trasmissione sia autosomico-dominante, ovvero con rischio di trasmissione del 50% alle generazioni successive da parte di un genitore affetto, che autosomico-recessiva, con rischio di trasmissione del 25% da parte di 2 genitori portatori generalmente non-affetti.

Esempi di miopatie distali a trasmissione dominante sono la distrofia muscolare tibiale o la miopatia di Udd, causata da mutazioni del gene della titina, la miopatia distale di Welander, causata da mutazioni del gene recentemente identificato TIA1, e le forme distali di miopatie miofibrillari, come quelle dovute a mutazioni dei geni della desmina, miotilina e mutazioni del gene ZASP.

Le miopatie distali a trasmissione recessiva sono, tra le altre, la miopatia da mutazione del gene GNE, anche detta miopatia a corpi inclusi ereditaria, e la miopatia di Miyoshi, allelica alla LGMD2B.

L’esordio può avvenire in epoche diverse, dall’infanzia ( come generalmente nella miopatia distale di Laing, dovuta a mutazione del gene MYH7 ) all’età adulta o avanzata.
La modalità di trasmissione e l’età di esordio sono elementi fondamentali per indirizzare il sospetto diagnostico. Con alcune importanti eccezioni, si tratta generalmente di malattie scarsamente evolutive e a lenta progressione, specialmente nelle forme a esordio tardivo.

Come si diagnosticano

L’iter diagnostico inizia con la raccolta dell’anamnesi e dell’esame obiettivo. Si procede poi con metodiche elettrofisiologiche, quali l’esame elettromiografico, e di laboratorio, quali il dosaggio dell’enzima sierico creatin-chinasi, cioè con le procedure comuni alla generale diagnostica neuromuscolare.

Di notevole importanza la valutazione della biopsia muscolare, che può essere eseguita prevalentemente con metodiche mini-invasive mediante l’uso del concotomo ( strumento chirurgico ), e l’imaging muscolare.
Quest’ultimo, mediante risonanza magnetica, permette di identificare con grande dettaglio la distribuzione delle alterazioni del tessuto muscolare, con il duplice vantaggio di indirizzare il sospetto diagnostico e di permettere di scegliere il muscolo più appropriato su cui effettuare il prelievo bioptico.
L’obiettivo finale è la diagnosi molecolare, ovvero l’identificazione dell’alterazione genetica responsabile della malattia.

La corretta diagnosi precoce è importante per indirizzare il follow-up, evitando esami inutili e invece pianificando quelli necessari come gli screening cardiologici nelle desminopatie, e per fornire informazioni prognostiche e di consulenza genetica sul rischio di ricorrenza. ( Xagena2014 )

Tratto da UILDM :: Giorgio Tasca, Policlinico Gemelli e Ospedale Banbin Gesù di Roma, 2014

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