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Sclerosi sistemica: coinvolgimento cardiaco e mortalità correlata al trattamento dopo trapianto non-mieloablativo di cellule staminali emopoietiche con sangue periferico autologo non-selezionato


Il trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche porta benefici nei pazienti con sclerosi sistemica ( sclerodermia ), ma è associato a una significativa mortalità correlata al trattamento e a un fallimento nel miglioramento della capacità di diffusione del monossido di carbonio.

È stato condotto uno studio per valutare l’efficacia del trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche e l’uso di un rigoroso screening cardiaco in questo gruppo di pazienti.

Sono stati valutati pazienti con sclerosi sistemica diffusa o sclerosi sistemica limitata e malattia polmonare interstiziale trattati con trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche perché parte di uno studio o su basi compassionevoli presso la Northwestern University ( Chicago, U.S.A. ) o presso l’Università di San Paolo ( Ribeirão Preto, Brasile ).

Cellule staminali non-selezionate di sangue periferico sono state raccolte con Ciclofosfamide ( 2 g/m2 ) e Filgrastim.

È stato utilizzato un regime di trapianto non-mieloablativo di Ciclofosfamide ( 200 mg/kg ) e Globulina anti-timocitica di coniglio ( rATG; 4.5-6.5 mg/kg ).

I pazienti sono stati seguiti fino a 5 anni per sopravvivenza generale, sopravvivenza libera da recidiva, punteggio di Rodnan modificato e test di funzionalità polmonare.

Nello studio, 5 ( 6% ) dei 90 pazienti sono deceduti per cause legate al trattamento.

Benché le linee guida standard raccomandino l’uso di ecocardiogramma per lo screening prima del trapianto, si sono manifestati 4 decessi legati al trattamento per complicazioni cardiovascolari ( 1 pericardite costrittiva, 2 scompensi cardiaci destri senza infezioni e 1 scompenso cardiaco durante la mobilizzazione ), e un decesso è risultato secondario a sepsi senza pre-esistente cardiopatia documentata.

Le analisi di Kaplan-Meier hanno mostrato che la sopravvivenza è stata del 78% a 5 anni ( dopo 8 decessi legati a recidiva ) e la sopravvivenza libera da recidiva è stata del 70% a 5 anni.

Rispetto al basale, sono stati notati miglioramenti dopo il trapianto nei punteggi di Rodnan modificati a 1 anno ( 58 pazienti; p inferiore a 0.0001 ), 2 anni ( 42 pazienti; p inferiore a 0.0001 ) e a 3 anni ( 27 pazienti; p inferiore a 0.0001 ) e nella capacità vitale forzata a 1 anno ( 58 pazienti; p=0.009 ), 2 anni ( 40 pazienti; p=0.02 ) e 3 anni ( 28 pazienti; p=0.004 ), ma la capacità polmonare totale e la capacità di diffusione del monossido di carbonio non sono migliorate in modo significativo dopo il trapianto.

La capacità media di diffusione del monossido di carbonio generale ha mostrato miglioramenti significativi nei pazienti con ecocardiogramma ( p=0.005 ) o elettrocardiogramma ( p=0.05 ) normale al basale.

In conclusione il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche con un regime non-mieloablativo di Ciclofosfamide e rATG con una popolazione di cellule non-selezionata porta a miglioramenti sostenuti nello spessore della cute e nella capacità vitale forzata.
La capacità di diffusione del monossido di carbonio risulta influenzata dalla funzione cardiaca basale.
Le linee guida per lo screening cardiaco di pazienti con sclerosi sistemica per valutare il rischio correlato al trattamento e derivato da ipertensione arteriosa polmonare, coinvolgimento cardiaco primario o malattia pericardica dovrebbero essere prese in considerazione e aggiornate. ( Xagena2013 )

Burt RK et al, Lancet 2013; 381: 1116-1124

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